European Reintegration Networking


Politiche ed approcci alla reintegrazione a livello europeo- Analisi e Raccomandazioni

Summary in English

October 2002

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Verfasser/in:  Anna Lisa Lelli

Contents

Introduzione : L’Europa e il modello mediterraneo  dell’immigrazione

Capitolo I: Migranti in Italia Capitolo II : I protagonisti nel settore della migrazione. Capitolo III: I programmi di ritorno e reintegrazione nel paese di origine

Capitolo IV: Raccomandazioni

Introduzione: L’Europa  e  il modello mediterraneo dell’immigrazione

Riassumendo i tratti più caratteristici dello scenario migratorio nell’Unione Europea degli ultimi anni, si possono richiamare all’attenzione questi aspetti: è aumentato in Europa l’impatto demografico della popolazione straniera, pur non risultando sufficiente per arrestare il declino demografico; anche se la maggior parte delle modifiche legislative ha come finalità quella di rafforzare i controlli e rendere più severe le condizioni di ingresso e di soggiorno , sono andati aumentando i flussi regolari e si sono allargati il  ventaglio dei paesi coinvolti e la diversificazione delle provenienze;i ricongiungimenti familiari hanno acquistato un’incidenza sempre più crescente; sono aumentate le presenze per asilo e motivi umanitari;ha acquistato maggiore importanza la manodopera temporanea ( anche quella altamente qualificata);soprattutto la manodopera immigrata si inserisce in un numero crescente di settori , sia in quelli ad alta intensità di manodopera ma anche nelle infrastrutture sociali e nei settori tecnologicamente avanzati.

Alla fine del 1998  i cittadini stranieri residenti nei 15 stati dell’UE  ammontavano a 19 milioni e 350 unità sulla base delle registrazioni effettuate , che non sempre includono tutti i minori;è  pertanto realistico ipotizzare che sia stato superato il tetto dei 20 milioni di immigrati.

In Unione Europea sono quattro gli Stati membri con oltre un milione di immigrati : Germania, Francia , Gran Bretagna e Italia.

La situazione italiana  presenta delle sue caratteristiche specifiche: nel caso dell’Italia  l’incidenza percentuale della popolazione immigrata ( ossia la consistenza degli immigrati  rapportata alla popolazione italiana) è bassa con valori   che non superano il  2%;  mentre in media nell’Unione Europea vi sono 5 immigrati ogni 100 residenti, in Italia ve ne sono solo 3. In Italia vi è un immigrato ogni 38 persone(in Francia uno ogni 15 persone, in Germania, Austria e Belgio uno ogni 10 persone).

Non dobbiamo dimenticare che L’Italia  appartiene  all’area  mediterranea.  La specificità che ha assunto il fenomeno migratorio nell’Europa meridionale rispetto all’Europa Settentrionale induce a parlare di un “ modello mediterraneo dell’immigrazione”.

Numerosi fattori di natura geografica , demografica , sociale e d economica accomunano gli Stati membri dell’Europa mediterranea  che si è trasformata, nel corso degli ultimi trent’anni, da bacino di emigrazione in una importante area di immigrazione.

Un insieme  di fattori contribuisce a spiegare questa inversione di tendenza  che ha trasformato questa regione, prima area di transito , in una sale di attesa e poi in un’area di permanenza: la chiusura delle frontiere dei paesi dell’Europa settentrionale verso la metà degli anni ’70, la mancanza di una tradizione in materia di politica di immigrazione  e di procedure adeguare di registrazione e controllo dei flussi, la conformità  geografica  dei paesi dell’area e la loro vicinanza a quelli di  emigrazione e soprattutto la profonda modernizzazione che è andata caratterizzando anche l’Europa mediterranea. Lo spartiacque in termini di sviluppo, reddito e tenore di vita,che una volta divideva l’Europa settentrionale dall’Europa meridionale , si è spostato fra quest’ultima e i paesi al sud del Mediterraneo. Fra le due sponde del bacino mediterraneo  si confrontano  inoltre due modelli demografici completamente diversi : i paesi dell’Europa mediterranea  si trovano a dover affrontare in tempi brevi la sfida  provocata dal progressivo invecchiamento della popolazione e del calo della natalità , mentre la popolazione al sud del Mediterraneo continua  ad aumentare, seppure in maniera meno consistente  rispetto al passato.

Infine la natura specifica  assunta  dallo sviluppo economico nell’Europa mediterranea è fondamentale per capire i flussi migratori odierni.  A differenza dell’Europa settentrionale, dove il predominio del modello fordista  aveva creato una forte domanda di manodopera straniera nelle fabbriche, l’economia dell’ Europa mediterranea è centrata  sulla espansione  di altri settori occupazionali: il terziari, il turismo, i servizi alla persona, il lavoro domestico. In alcuni  dei settori economici principali ( agricoltura , turismo, pesca , costruzioni) l’occupazione è a carattere stagionale. Ci si trova  così di fronte  a  modelli di organizzazione del lavoro e a forme di produzione  che richiedono una manodopera flessibile , a buon mercato,  non protetta , mobile  e disponibile a richiesta dal datore di lavoro. In questo mercato del lavoro altamente segmentato la presenza straniera è andata  concentrandosi non solo nelle zone  ad alta produttività e a bassa occupazione ma  anche in arre depresse e ad alta disoccupazione e in nicchie occupazionali più di altre soggette a forme di sfruttamento e all’esclusione sociale.

Questo fenomeno ha indotto  diversi studiosi a definire il modello mediterraneo fondato su una sorta di “ inclusione subalterna” delle minoranze , sulla richiesta di un trattamento differenziale e sulla negazione del concetto delle pari opportunità.

I nuovi flussi, notevolmente diversi rispetto al passato , sono risultati caratterizzati  da una composizione etnica , nazionale e culturale  estremamente  articolata ed eterogenea , da una particolare asimmetricità per quel che riguarda il genere, da livelli sia alti sia bassi di istruzione e al contempo da alti livelli di  irregolarità.

L’evoluzione  economica e normativa intervenuta negli Stati  del Mediterraneo , l’esperienza maturata nelle politiche dell’immigrazione e la convinzione crescente  che questa nuova presenza debba essere oramai considerata una dimensione strutturale  dovrebbero portare a rivedere criticamente il concetto di “ inclusione  subalterna” e a far maggiore perno sul concetto di una integrazione fondata sulla parità di trattamento.

Capitolo I: Migranti in Italia

La situazione dell’immigrazione in Italia  ( statistiche)

L’Italia è nello scenario  europeo indubbiamente il paese che negli ultimi tempi  si è segnalato per il dinamismo dei nuovi ingressi:  la progressione  dei permessi di soggiorno  rilasciati  a persone venute dall’estero è stata sorprendente , arrivando quasi alla triplicazione  del volume nel corso di un quinquennio ( 85.337 nel 1997-119.858 nel 1998- 130.745 nel 1999-155.264 nel 2000- 232.813 nel 2001)

I visti di ingresso   che nel 2000 hanno superato  il milione di unità  sono scesi a 947.322 nel 2001. I motivi più ricorrenti sono i visti per transito ( 80.095), per affari ( 137.667) e per turismo( 434.468).

I visti di ingresso per motivi di lavoro e per immigrazione di una certa stabilità sono stati 125.035 nel 1999, 182.541 nel 2000 e 207.969 nel 2001. Parte di questi visti è collegata  con la concessione  di un permesso di soggiorno  di durata infrannuale . Facendo riferimento al 2001 si può calcolare che 39.000 permessi per lavoro dipendente riguardino il lavoro stagionale, 4.500 siano stati rilasciati per lavoro autonomo temporaneo ( spettacolo e sport)  e circa 30.000 per brevi periodi di studio, mentre almeno 140.000 visti siano stati rilasciati per un soggiorno di durata più consistente.

Il confronto tra quanto è avvenuto nel 2000 e nel 2001 consente di mettere in evidenza questi aspetti:

Da sottolineare come stiamo assistendo ad un forte ridimensionamento numerico dei soggiornanti. Si tende ad  esagerare sul numero degli immigrati , specialmente dei clandestini e degli irregolari  ma  i dati del Ministero dell’Interno  indicano che i soggiornanti stranieri che erano risultati 1.388.153 alla fine del 2000 , sono scesi a 1.362.630 al 31 dicembre 2001.

La diminuzione dei soggiornanti non è dovuta solo alla ristrutturazione dell’archivio del Ministero dell’Interno  e all’eliminazione dei permessi  doppi  e di quelli scaduti , ma  anche al mancato rinnovo di un certo numero di permessi per lavoro ; ciò è avvenuto in mancanza delle previste condizioni di reddito e di lavoro ( regolarmente dichiarato).

Possiamo ipotizzare che nel 2002 la presenza straniera regolare sia di circa 1.600.000 persone, pari al 2.8 % della popolazione. Uno straniero ogni 38 residenti , un rapporto che dovrebbe far vincere la sindrome da accerchiamento  e indurre a maggiore serenità  la popolazione italiana.

Tenuto conto dell’evoluzione  quantitativa e  qualitativa  intervenuta negli ultimi dieci anni si possono evidenziare  queste caratteristiche:

La tipologia dei permessi di soggiorno, ricavata dai dati del Ministero dell’Interno al 31/12/2001, indica una immigrazione stabile , presente per il 59% per lavoro, per il 29%  per motivi familiari e un altro abbondante 7% per altri motivi  anch’essi stabili  o comunque di una certa durata( adozione , motivi religiosi, residenza elettiva): nel complesso si tratta del 95% del totale e ciò, senza alcun margine di dubbio, porta a leggere l’immigrazione come una dimensione  strutturale della  società italiana. Gli immigrati soggiornanti per motivi di  lavoro sono circa 800.000 ;n soggiornanti per motivi familiari sono quasi 400.000 persone  , circa 40.000 in più rispetto allo scorso anno e questo perché i ricongiungimenti familiari sono continuati con intensità-

Tabella 1 : Immigrati soggiornanti: motivi di soggiorno ( 2000/2001)

2000

%

2001

%

Lavoro

850.718

61.3

800.680

58.8

Lavoro aut.

86.920

6.3

89.498

6.6

Lavoro dip.

665.805

48.0

650.787

47.8

Lavoratori senza occupazione

97.993

7.0

60.395

4.4

Motivi Familiari

354.850

25.6

393.865

28.9

Altri motivi

182.585

13.1

168.085

12.3

Totale

1.388.153

100.0

1.362.630

100.0

                Fonte : Dossier Statistico 2002-Caritas

Sono aumentati in maniera più consistente i paesi dell’Europa centro Orientale arrivando a circa 400.000 unità( il 30% del totale)  ben più numerosi dei nord africani e degli asiatici del Subcontinente Indiano e dell’Estremo Oriente ( ciascuna area con 240.000 unità pari al 18% del totale) .

La graduatoria delle nazionalità è grosso modo simile a quella dell’anno 2001: Marocco con 158.000, Albania con 144.000, Romania con 75.000, Filippine con 64.000, Cina con 57.000.

Segue un gruppo di paesi con valori tra le 46.000 e le 20.000 unità come la Tunisia, Jugoslavia,, Senegal, Sri Lanka, Polonia, Perù, India , Egitto, Macedonia, Bangladesh; Con valori poi fra le 18.000 e le 15.000 unità vengono Brasile, Pakistan ; Ghana , Nigeria.

Tabella 2: Immigrati regolari: provenienza continentale ( 2000/2001)

                           2000               

                            2001

Continente

Numero

% su Totale

Continente

Numero

% su Totale

UE

151.799

10.9

UE

147.495

10.8

Europa Est

380.462

27.4

Europa Centro Orientale

394.090

28.9

Altri paesi europei

24.306

1.8

Altri paesi europei

22.300

1.6

            Tot

556.567

40.1

            Tot

563.885

41.4

Africa Nord

252.110

18.2

Africa Nord

243.846

17.9

Africa Centro Orientale

36.112

2.6

Africa  Orientale

25.351

1.9

Africa Occidentale

96.702

7.0

Africa Occidentale

89.036

6.5

Africa Centro Meridionale

706

0.1

Africa Centro Meridionale

8.365

0.6

            Tot

385.630

27.8

            Tot

366.598

26.9

Estremo Oriente

142.566

10.3

Asia Orientale

136.276

10.0

Subcont. Indiano

103.608

7.5

Asia centro Meridionale

104.893

7.7

V.e M. Oriente

26.661

1.9

Asia Occidentale

18.614

1.4

Paesi as. Ex  Urss

4.809

0.3

               Tot

259.783

19.1

        Tot Asia

277.644

20.0

America Sett.    

46.073

3.4

America Nord

50.123

3.6

America Centro - Mer

112.133

8.2

America Latina

114.819

8.3

              Tot

158.206

11.6

                Tot

164.942

11.9

Oceania

2.461

0.2

Oceania

2.519

0.2

Apolidi

824

0.1

Apolidi

851

0.1

Ignoto

10.873

0.8

              Tot

1.388.153

100.0

              Tot

1.362.630

100.0

  Fonte : Dossier Statistico 2002-Caritas

Tabella 3: Immigrati soggiornanti : aumento gruppi nazionali

Paese

1991

Paese

2001

Aumento %

1991/2001

Marocco

83.292

Marocco

158.094

1.89

Tunisia

41.547

Albania

144.120

6.58

U.S.A.

41.523

Romania

75.377

9.13

Filippine

36.316

Filippine

64.215

1.77

Ex Jugoslavia

26.727

Cina pop.

56.566

3.59

Germania

26.377

Tunisia

46.494

1.12

Albania

84.886

U:S:A:

43.650

1.05

Senegal

24.194

Jugoslavia

36.614

1.37

Egitto

18.473

Germania

35.888

1.36

Regno Unito

17.351

Senegal

34.811

1.44

Francia

16.637

Sri Lanka

34.464

2.84

Cina pop

15.776

Polonia

30.658

2.53

Svizzera

15.007

India

29.873

3.01

Polonia

12.139

Perù

29.627

5.90

Sri Lanka

12.144

Egitto

26.166

1.41

Ghana

11.303

Francia

25.880

1.56

Brasile

10.953

Regno Unito

23.617

1.36

Spagna

10.863

Macedonia

23.142

n.d.

India

9.918

Bangladesh

20.127

3.63

Argentina

9.603

Brasile

18.776

1.71

Somalia

9.265

Spagna

18.775

1.73

Romania

8.250

Pakistan

18.624

2.67

Etiopia

7.615

Ghana

17.791

1.57

Pakistan

6.983

Nigeria

17.832

3.17

Iran

6.821

Svizzera

16.895

1.13

Prime 25 +altre nazioni

648.935

Prime 25+altre nazioni

1.362.630

2.10

Fonte : Dossier Statistico 2002-Caritas

Tabella 4 : Pressione migratoria : respingimenti ed espulsioni

1998

1999

2000

2001

Respinti

45.157

48.437

42.221

41.058

Dal questore

15.564

11.500

11.350

10.433

Alle frontiere

29.593

26.937

30.871

30.625

Espulsi

8.978

23.955

23.836

34.390

Accompagnati alla frontiera

8.546

12.036

15.002

21.266

Provv. Autorità Giudiziaria

432

520

396

373

Accordi di riammissione

-

11.399

8.438

12.751

Intimati di espulsione

44.121

40.489

64.734

58.207

Totale persone coinvolte

98.256

112.881

130.791

133.655

Persone effettivamente allontanate

54.135

72.392

66.057

75.44856

% persone allontanate

55.1%

64.6%

50.6%

56.4%

Fonte : Dossier Statistico 2002-Caritas

Nel 2001  rispetto all’anno precedente sono diminuiti i respingimenti (controllo immediato , più efficace e  meno costoso)  scendendo al livello più basso degli ultimi 4 anni: i casi nazionali con più di 1.000 respingimenti riguardano i paesi dell’Europa centro orientale con l’Albania a quota 7.810, la Bulgaria a 2.611, la Croazia a 2.095 , la Repubblica di Jugoslavia a 2.065 e la Romania a1.011. l’unica eccezione riguarda la Turchia dalla quale provengono i Kurdi.

Sono passate a 34.000 da 24.000 le espulsioni eseguite che hanno riguardato cittadini stranieri senza titolo di soggiorno  individuati dalla polizia all’interno del territorio italiano: è questo il sistema di controllo successivo  che comporta l’accompagnamento delle persone intercettate sia verso i paesi legati all’Italia da accordi di riammissione che verso altri paesi .

Le espulsioni intimate ossia quelle che lasciano un margine di tempo per ottemperare all’ingiunzione  nel 2001 sono state 58.000 ( parte di questi rimarrà in situazione di irregolarità).

  Le espulsioni eseguite e le riammissioni nei paesi di origine sono circa un terzo rispetto al totale delle espulsioni che comprende anche le 58.000 intimate e non eseguite. L’efficacia  nella esecuzione delle espulsioni è maggiore quando il paese estero è legato all’Italia da accordi di riammissione  voluti dalla legge 40/98. sommando espulsioni e respingimenti abbiamo 19.000 casi per l’Albania , quasi 4.000 casi sia per il Marocco  che per la Romania , 3.000 per la Jugoslavia e la Bulgaria e 2.000 per la Croazia.

I motivi di soggiorno nella legge 40/98 modificata dalla legge Bossi- Fini

La legge Bossi – Fini ( 2002) ha modificato la legge 40/1998 introducendo cambiamenti significativi per quanto riguarda i permessi di lavoro e per il ricongiungimento familiare, così come per i minori non accompagnati , e ha soppresso il permesso per ricerca lavoro.

Nella versione modificata possono  soggiornare in Italia i cittadini stranieri muniti di carta di soggiorno ( rilasciata prima a quelli con 5 anni di soggiorno in Italia mentre ora si richiedono 6 anni di soggiorno) o titolo equipollente  rilasciato da uno stato dell’Unione europea. Lo straniero che riceve il permesso di soggiorno  è sottoposto a rilievi fotodattiloscopici ( le impronte digitali).

La durata del permesso  è diversamente regolata  dalla normativa vigente a seconda dei tipi di permesso:

Rifugiati e richiedenti asilo

Secondo l’UNHCR sono  circa 23.000 i rifugiati in Italia: di essi 13.000 sono riconosciuti sulla base della Convenzione di Ginevra, mentre altri 10.000 godono  della cosiddetta protezione umanitaria.

Dai dati sui nuovi permessi di soggiorno rilasciati nel 2001  sappiamo che  le richieste di asilo registrate sono state circa 10.000. Tuttavia i  soggiornanti a tale titolo  alla fine del 2001 si sono dimezzati , circa 5.155 e questo perché non è stato rinnovato il permesso iniziale a seguito del rigetto della domanda di asilo. Per quanto riguarda le domande di asilo, l’aumento che si è registrato in tutta Europa nell’ultimo decennio come conseguenza dei conflitti, sconvolgimenti politici  e diffuse violazioni dei diritti umani in diverse parti del mondo, si è registrato anche in Italia in misura proporzionalmente elevata ma in termini assoluti molto inferiore a quella degli altri partner europei. Nel 2001 in Italia sono state presentate circa 9000 domande di asilo ma questi dati non riflettono l’alta percentuale di quanti, dopo aver presentato domanda di asilo in Italia, continuano il loro cammino verso  altri paesi europei.La maggior parte delle domande di asilo è stata presentata da persone provenienti dall’Albania, Repubblica Federale di Jugoslavia, Iraq, Romania e Turchia. Si tratta principalmente di albanesi, kosovari di etnia albanese e di kurdi provenienti da Iraq e Turchia.

I minori stranieri non accompagnati

Il fenomeno dei minori  in Italia è un fenomeno complesso specialmente per quel che riguarda i  minori non accompagnati: alla fine del 2001 i minori stranieri non accompagnati segnalati al Comitato Minori Stranieri ( CMS) sono circa 14.000 di cui 4018 casi dall’Albania ( circa il 50.7% del totale), 671 casi dalla Romania ( 8.5%), 389 casi dalla FRY e Kosovo ( 4.9%), 78 casi dalla Moldavia  8 1.0%), 80 casi dalla Bosnia Erzegovina ( 1.0%) e infine 46 casi dalla Macedonia. L’83%  circa del totale  corrisponde alla fascia di età  che va dai 15 ai 18 anni.

Soggiorno per protezione sociale ( vittime di trafficking)

Il permesso di soggiorno per motivi di protezione sociale viene rilasciato per il recupero dallo sfruttamento nell’ambito della prostituzione. L’art 18 del Testo Unico sull’immigrazione prevede uno speciale permesso di soggiorno per studio , lavoro o ricerca lavoro. Il permesso ha durata di 6 mesi, è rinnovabile per un anno o anche a tempo indeterminato in presenza di un lavoro stabile e può essere concesso , su proposta del giudice, anche a quanti hanno finito di espiare una pena detentiva . Questo permesso ha il fine di consentire alle persone straniere , in situazione di pericolo per la propria incolumità, di sottrarsi alla violenza, al condizionamento e allo sfruttamento delle organizzazioni criminali e di partecipare ad un programma di assistenza e integrazione sociale, finanziato con 5 milioni di Euro annui.

I permessi di soggiorno per protezione sociale in vigore al 31.12.2001 sono risultati 744 che vedono coinvolti ai primi posti la Nigeria e la Moldavia, e quindi l’Ucraina, Romania e Albania. Questi permessi in nove casi su dieci vengono concessi a donne, negli altri casi si tratta di maschi che hanno concorso al contrasto delle organizzazioni malavitose. I minori sono circa il 5% con una incidenza molto più alta fra gli albanesi.

L’applicazione dell’art 18 è comunque lacunosa: nel caso di denuncia all’autorità giudiziaria, dalla quale derivi un contributo rilevante per il contrasto dell’organizzazione criminale, è stata ritenuta eccessiva la discrezionalità dei magistrati e il connesso allungamento dei tempi per la concessione del nulla osta per la concessione del permesso di soggiorno con la conseguenza che viene ritardato il processo di inserimento imperniato sulla ricerca del posto di lavoro e la frequenza dei corsi professionali.

Nel caso invece di percorso sociale , in assenza di una denuncia all’autorità giudiziaria, si riscontra un certo clima di sospetto quasi si trattasse di un espediente per continuare ad operare sulla strada e questa diffidenza mortifica l’impegno delle associazioni che lavorano a favore delle vittime di tratta. Si sottovaluta che la denuncia all’autorità giudiziaria è per lo più un punto di arrivo e non di partenza  e che le informazioni sugli sfruttatori vengono fornite quando le donne si sentono veramente protette e intravedono una prospettiva  seria di uscita dallo sfruttamento.

Capitolo II : I protagonisti nel settore della Migrazione

Livello istituzionale

A livello istituzionale possono considerarsi protagonisti attivi nel settore delle politiche migratorie

Il Ministero per gli affari Esteri  si occupa essenzialmente di cooperazione allo sviluppo, aiuti umanitari e emergenza .

Il Ministero dell’Interno si occupa di immigrazione da un punto di vista della sicurezza e dell’ordine pubblico nel territorio nazionale , nel campo delle politiche migratorie e dell’asilo  interviene quindi con tutti quegli atti, quei provvedimenti, procedure  e iniziative tese a regolare il fenomeno dell’ingresso , del soggiorno, della regolarizzazione degli immigrati in Italia. Il ministero dell’Interno è anche competente per quel che riguarda le questioni dell’asilo  in Italia e quindi di tutti gli interventi  inerenti allo status di rifugiato , di richiedente  asilo , di profugo o  di  stranieri ammessi alla protezione umanitaria e temporanea

Il Dipartimento  delle Politiche sociali e previdenziali presso il Ministro delle Politiche sociali e del Welfare  ha il coordinamento delle politiche per l’integrazione sociale degli stranieri immigrati e di tutte le iniziative  volte a contrastare il fenomeno del razzismo;  promuove  e coordina gli interventi umanitari in Italia e all’estero  attribuiti al Dipartimento; gestisce le risorse per le politiche migratorie, tiene il registro delle associazioni e degli enti che svolgono attività a favore degli immigrati.  Il Dipartimento si occupa  inoltre  della questione dei  minori stranieri non accompagnati presenti sul territorio italiano (  divenuto  nel giro di pochi anni un fenomeno rilevante e in crescita sul piano nazionale) ; presso questo dipartimento è attivo il Comitato per i Minori stranieri - istituito  nel dicembre 1999(secondo quanto stabilito dalla legge 286/1998  sull’immigrazione straniera in Italia) e di cui  parlerò in seguito-  la cui nascita  ha proprio l’obiettivo di giungere all’elaborazione  di un’unitaria politica di intervento  di concerto con le varie autorità competenti in materia  e ad un’ attenta disamina e conoscenza del fenomeno.

Tali autorità -che sono coloro che determinano le politiche di migrazione - sono anche coloro le  quali finanziano i  progetti  di assistenza, di integrazione  e  inserimento,di reintegrazione  che vedono impegnate sul territorio italiano  numerose associazioni e organizzazioni non governative che operano  sia a livello nazionale sia a livello territoriale/locale.

Sono citate le maggiori realtà  che operano a livello nazionale ma si sottolinea l’importanza  che assume l’attività di assistenza, accoglienza , integrazione , sensibilizzazione e informazione che viene portata avanti da tutte quelle associazioni che  operano a livello locale (comunale, regionale) sul territorio italiano.

Livello non governativo

Quindi a livello non governativo   un  ruolo di fondamentale importanza  nel campo dell’immigrazione e dell’asilo  lo svolge:

LUNARIA : l’impegno di Lunaria si concentra nella  promozione di e nella partecipazione a campagne di informazione  di sensibilizzazione per favorire un percorso di integrazione autonoma dei migranti nella società italiana.

COMUNITA’ DI SANT ’ EGIDIO : E’ un’organizzazione poliedrica di carattere internazionale. Nell’ambito specifico delle migrazioni ha programmi di assistenza a migranti economici e richiedenti asilo. I servizi che offre sono di assistenza legale, orientamento sociale e accoglienza materiale (vitto, alloggio e risposta a bisogni di prima necessità)

MIGRANTES E’ in Italia l’agenzia leader per i programmi di trasferimento di rifugiati e migranti regolari in paesi come Stati Uniti e Canada. Svolge inoltre servizi di prima assistenza – essendo strettamente legata alla Caritas – e ha programmi di informazione e sensibilizzazione.

ASGI: l’Associazione per gli studi giuridici sull’Immigrazione  riunisce avvocati, docenti universitari , operatori del diritto e giuristi con uno specifico interesse professionale per le questioni giuridiche connesse all’immigrazione. L’ASGI si propone di promuovere l’informazione, la documentazione  e lo studio di problemi di carattere giuridico attinenti all’immigrazione, alla condizione dello straniero  , di apolide e di rifugiato; di studiare, formulare proposte e costituire un gruppo di pressione politica  riguardo alle prospettive di riforma della legislazione italiana in materia di immigrazione, asilo politico e cittadinanza; di contribuire alla formazione e all’aggiornamento professionale di operatori pubblici e privati operanti nel settore medianti corsi, seminari e  convegni.

CARITAS E’ la principale organizzazione religiosa (cattolica) di tutela di cittadini stranieri (sebbene sia un’organizzazione poliedrica che offre assistenza  alle categorie svantaggiate presenti in Italia) ai quali offre servizi:

La Caritas è capillarmente presente su tutto il territorio nazionale.

ARCI: Lo storico impegno politico (lobbying, sensibilizzazione e informazione) dell’ARCI in favore della tutela dei cittadini stranieri presenti in Italia, si affianca a una rete nazionale di sportelli di assistenza e di programmi di accoglienza, caratterizzati da:

FEDERAZIONE DELLE CHIESE EVANGELICHE
E’ un’associazione religiosa e offre servizi di:

A questi servizi diretti in favore di cittadini stranieri affianca un lavoro di lobby sui temi dell’immigrazione e del diritto di asilo.

Specificamente nel campo dell’asilo, dei rifugiati e dei  richiedenti asilo  un ruolo di primo piano a livello nazionale si deve attribuire al:

CIR- Consiglio Italiano per i rifugiati : un’ ente morale che opera per la sensibilizzazione dell’opinione pubblica verso le questioni legate al diritto di asilo; la sua attività in favore di richiedenti asilo e rifugiati- è prevalentemente diretta verso tre settori  di intervento :

ICS- Consorzio Italiano di Solidarietà   ha un ruolo di primo piano nel  settore dell’accoglienza, assistenza e integrazione  sul territorio italiano di rifugiati e richiedenti asilo: assistenza legale, segretariato sociale e integrazione territoriale temporanea ( temporary local integration). ICS  ha  fornito assistenza e  alloggio a circa  500 rifugiati e richiedenti asilo in 17 città diverse  attraverso programmi di accoglienza decentrata .

JESUIT REFUGEE SERVICE  e Centro Astalli: Il Jesuit Refugee Service è un’ organizzazione cattolica internazionale, che lavora in oltre 40 paesi, la cui missione è quella di  difendere i diritti dei rifugiati e delle displaced persons. Il JRS offre servizi sia a livello nazionale che locale con il supporto di un ufficio internazionale a Roma  ed implementa  una vasta gamma di attività ( dalla riabilitazione all’assistenza) ad esempio programmi di istruzione per bambini e adulti, servizi di assistenza legale e segretariato sociale, assistenza medica, assistenza pastorale. L’associazione Centro Astalli , che lavora in stretto contatto con il JRS, offre:

Dalla breve descrizione delineata  si può notare come siano assenti (o eventualmente  presenti ma in maniera occasionale) dal campo di intervento di queste ONG  tutte quelle attività connesse al rientro e alla reintegrazione dei  migranti escludendo dalla categoria, per correttezza di esposizione, i minori stranieri non accompagnati ( vedi oltre)

OIM - Organizzazione Internazionale per la Migrazione

Protagonista quasi  esclusivo nel settore dei rientri e della reintegrazione nei paesi di origine dei migranti è l’OIM - Organizzazione Internazionale per la Migrazione

Questa agenzia intergovernativa- con il mandato specifico di organizzare ed assistere movimento migratori e di promuovere la cooperazione internazionale in materia di migrazioni-  si può considerare in Italia l’unico interlocutore  del governo italiano per quanto riguarda le questioni relative ai ritorni assistiti, ai rimpatri volontari ( voluntary return programmes) per tutte quelle persone che  soggiornano legalmente in Italia e che  manifestano il desiderio di rientrare nel paese di origine o che sono costrette a farlo non potendo regolarizzare la loro permanenza in Italia.

Durante la crisi dell’area balcanica nel 1999, il governo italiano -con decreto del  maggio 1999 e poi del dicembre 1999- ha predisposto delle “misure di protezione temporanea, a fini umanitari, a favore delle persone provenienti dalle zone di guerra “ di tale area. Il provvedimento in questione regolava il rilascio di un permesso di soggiorno per motivi di protezione temporanea valido per la permanenza nel territorio italiano fino al dicembre ’99 ( poi prorogato fino al giugno 2000). Tale  permesso di soggiorno poteva essere rilasciato anche a coloro che , entrati in Italia dopo l’inizio degli eventi bellici, fossero destinatari di provvedimenti di espulsione.

Le attività di soccorso e assistenza , nelle quali potevano essere compresi anche i profughi  provenienti dalle zone di crisi in base a programmi di accoglienza predisposti da altri Stati e che transitavano in Italia per raggiungere i luoghi di destinazione,  venivano garantite dal Ministero dell’Interno, dal Dipartimento della Protezione Civile e dal Dipartimento per gli affari sociali in collaborazione con enti locali, altri enti pubblici e/o privati senza scopo di lucro, organizzazioni di volontariato , associazioni di  tutela degli stranieri.

Mentre per quanto riguarda il rimpatrio di coloro che usufruirono di tale pds, successivamente alla cessazione del regime di protezione  temporanea, il provvedimento prevedeva inizialmente “la collaborazione di organizzazioni nazionali, internazionali e intergovernative specializzate”( decreto di maggio 99).Il decreto sottolineava come venivano comunque assicurati sostegno ed assistenza ai rimpatri volontari che si fossero verificati prima della cessazione dello stato di emergenza.

In questo periodo  l’organizzazione che si è occupata  dei rimpatri è stata comunque l’IOM nonostante il decreto lasciasse aperta la possibilità di intervento anche ad altre organizzazioni  nazionali. In questa prima fase l’IOM ha assistito 476 persone nell’ambito del progetto“ Voluntary Return and Reintegration of Displaced Persons from the Balkan Region who have found temporary Protection in Italy- First phase”( includendovi anche coloro che avevano richiesto o già ottenuto asilo o in possesso di pds per motivi umanitari )

Nel successivo decreto proroga  del dicembre 1999   il ministero dell’Interno , d’intesa con le amministrazioni interessate e con l’UNHCR,  affida all’IOM i programmi di rimpatrio per legge quindi.

Conclusasi la crisi , l’IOM  , su incarico della Direzione Generale dei servizi civili del Ministero dell’Interno e d’intesa con l’UNHCR, ha attuato una campagna informativa e di sensibilizzazione finalizzata al rimpatrio assistito e protetto , distribuendo a tutti gli stranieri ammessi a protezione temporanea, una nota informativa e un questionario ricognitivo. Il programma  di rimpatrio poi realizzato prevedeva interventi anche finanziari rivolti a favorire il primo reinserimento dei profughi nelle località di origine.

Da sottolineare come coloro che non si sono avvalsi del programma di rimpatrio e avendo perso il diritto di soggiornare sul territorio nazionale sono state allontanate con le modalità previste dalla legge in vigore ( legge 286/98)ossia con decreto di espulsione  e conseguente accompagnamento alla frontiera da parte della forza pubblica   o con decreto di espulsione contenente l’intimazione allo straniero a lasciare il territorio dello Stato entro 15 giorni.

In questa seconda fase( gennaio 2000/dicembre 2000) il Progetto Balcani II  “for assisted voluntary return and reintegration of displaced population of the Balkan area who have found temporary protection in Italy” prevedeva:

In questo caso OIM Roma ha assistito il ritorno di 246 famiglie  per un totale di 515 displaced persons dai Balcani

Il costo totale del progetto è stato di 400.00.00 euro.La somma coperta dalla Commissione Europea è stata di 240.000,00 euro ( il 60% del totale). I restanti 160.000,00 euro ossia il 40% del totale venne coperta dal Ministero dell’Interno italiano.

In questo contesto la collaborazione fra le NGO ’ s  italiane e l’IOM  si inserisce  soprattutto a tre livelli :

  1. segnalazione dei casi di rientro volontario all’IOM( in questa fase si inseriscono anche enti locali, singoli individui, prefetture e questure ecc )
  2. nella messa in rete , sia a livello nazionale che con i paesi di origine ( area     balcanica), di tutte le attività   di accoglienza , di integrazione e di assistenza al rientro e alla reintegrazione  delle DPs. Nel caso del progetto in questione  a meeting was held in march 2000 with the major reception centres , migrants associations and NGO’s  in order to provide information on the continuation of the programme and co-ordinate actions to assist those migrants wishing to return. Such action was required in view the temporary protection status which was  to expire on 30 June 2000 and in order to better tune  information campaigns and counselling activities  as well as useful additional information for the future reintegration of beneficiaries.
  3. l’IOM si appoggia alle NGO’s italiane nel momento in cui queste hanno già avviato in loco, nei paesi di origine , dei programmi di sviluppo.

The Balkan Project II prevedeva un elemento innovativo rappresentato da attività di formazione organizzate e implementate nei paesi di origine , finalizzate al miglioramento delle capacità professionali di  alcuni “ritornati” per contribuire ad un loro inserimento nel mercato del lavoro locale e nel contesto socio economico delle comunità di appartenenza. Uno dei corsi di formazione

Start-up and management of micro-enterprise”  venne implementato dal Cospe , una Ong italiana. Il corso intendeva facilitare la reintegrazione di coloro che tornavano dall’Italia, integrare rifugiati e DP’s nell’economia locale , supportare una pacifica coabitazione  fra i differenti gruppi etnici, fornire  capacità manageriali  d’impresa attraverso la formazione sulla creazione e gestione della micro impresa. I beneficiari  : rifugiati e DP’s dell’area di Mostar: in particolare 6 persone ritornate dall’Italia ed assistite dal programma dell’OIM più 11 persone tornate a Mostar da diversi luoghi, selezionati dalla banca dati del Cospe.Le attività preparatorie al corso  : interviste con i partecipanti selezionati dall’IOM per capire la loro idea di impresa, selezione degli altri partecipanti dalla banca dati, pubblicità del corso attraverso i media locali e  nazionali e attraverso le principali autorità locali. La particolare metodologia adottata  era basata su un adattamento  a  livello locale  della metodologia dell’Ilo per quel che riguarda l’avvio di impresa, un metodo che permette ai partecipanti di preparare studi di fattibilità su di una propria idea di micro impresa. Ogni partecipante ha ricevuto vari servizi: consulenza e supporto per l’avvio di impresa, informazioni giuridiche, la possibilità di accedere alle facilitazioni di credito  del Cospe.

Capitolo III: I programmi  di ritorno e reintegrazione nel paese di origine

Rifugiati e richiedenti asilo

Il diritto di asilo è un  diritto umano fondamentale , riconosciuto dalle convenzioni  internazionali e dalla Costituzione Italiana ( l’art.10 della costituzione lo precede come diritto soggettivo) ma che in Italia –unico tra i paesi dell’Unione Europea- non ha mai trovato attuazione in una legge organica.

Nonostante in Italia arrivino ogni anno decine di migliaia di persone in cerca di asilo:nel 1998 le domande di asilo presentate sono state 7.100, nel 1999 33.360( con una variazione del 369.86% rispetto all’anno precedente dovuta alla crisi balcanica) e nel 2000 18.000 ( Fonte : UNHCR).

Tale lacuna legislativa rischia ogni giorno di mettere a repentaglio la sicurezza di chi arriva per cercare protezione. Chiedere asilo è un diritto e allo stesso tempo garantirlo è un dovere politico.

In Italia le domande di riconoscimento dello status di rifugiato vengono preventivamente esaminate

dall’Unità di Dublino presso la Direzione Generale dei Servizi Civili del Ministero dell’Interno al fine di accertare quale sia lo stato dell’UE responsabile della domanda. Se la competenze è dello Stato italiano o se lo Stato competente non accetta la presa in carico del richiedente asilo , l’Unità di Dublino notifica la sua decisione alla questura - che precedentemente aveva segnalato il caso- la quale Questura  trasmette la domanda e il fascicolo del richiedente asilo  alla Commissione centrale per il riconoscimento dello Stato di rifugiato (Ministero dell’Interno,Ministero degli Affari Esteri, Consiglio dei Ministri, Unhcr) che decide  l’accoglimento o il rigetto  della domanda con provvedimento motivato , notificato al richiedente tramite la questura del luogo in cui il richiedente ha eletto domicilio. In caso di rigetto lo straniero viene invitato a lasciare il territorio dello Stato entro 15 gg dalla notifica. In caso di inottemperanza il “diniegato” – se fermato in stato di irregolarità (vale a dire senza che abbia fatto ricorso al prefetto per revocare l’intimazione, motivandola con il deposito di un ricorso contro il diniego) viene raggiunto da un decreto di espulsione al quale può essere allegato anche un provvedimento di accompagnamento coatto alla frontiera

Con la Bossi-Fini tutto questo viene meno: il ricorso non ha effetto sospensivo e insieme al diniego viene notificato direttamente un decreto di espulsione.

In tale contesto si inserisce la campagna nazionale “Diritto di asilo, una questione di civiltà” che ICS, Amnesty International, Medici senza Frontiere   hanno lanciato da pochi mesi  con l’obiettivo di far approvare da parte del Parlamento  italiano una legge organica sul diritto di asilo,come previsto dalla costituzione italiana, che preveda:

La situazione esistente in Italia è caratterizzata da una sostanziale assenza di un sistema nazionale di accoglienza e d’assistenza per i richiedenti asilo, i profughi , i rifugiati che deriva , come ho detto sopra, in primo luogo dalla mancanza di una legge organica in materia di asilo e protezione umanitaria, legge che permetterebbe un riordino complessivo della materia e un adeguamento agli standard europei.

Forme di prima accoglienza gestite con fondi statali esistono , di fatto, solo nelle regioni del sud Italia interessate dal fenomeno degli sbarchi e quindi dall’arrivo massiccio di persone in cerca di protezione. Ad esse il Ministero dell’Interno fornisce una prima e provvisoria accoglienza fino al rilascio del primo permesso di soggiorno per richiesta di asilo. In merito all’assistenza per i richiedenti asilo in stato di indigenza la normativa prevedeva – con la Bossi  Fini tutto è incerto - unicamente l’erogazione da parte del Ministero dell’Interno di un contributo giornaliero di 34.000 lire per 45 giorni per  un totale di 1.530.000 lire a fronte di un periodo di attesa che  mediamente  dura dai 6 ai 9 mesi prima che la Commissione Centrale per il riconoscimento dello status di rifugiato  adotti una decisione sui singoli casi.

La vera e propria accoglienza ricade poi sui Comuni ai quali la legge affidava un ruolo centrale nella predisposizione dei centri di accoglienza per stranieri regolarmente soggiornanti. Numerosi sono stati i problemi riscontrati nell’applicazione di questa norma a causa dell’assenza di un riferimento esplicito a favore dei richiedenti asilo, profughi e rifugiati e di conseguenza pochi sono i centri espressamente destinati ad ospitare queste categorie di persone.

Per quanto riguarda le misure di integrazione , allo stato attuale e solo per i rifugiati ai sensi della Convenzione di Ginevra del 1951, esiste unicamente la possibilità di presentare una domanda per l’ottenimento di un contributo finanziario sulla base di uno specifico Programma congiunto MI /UNHCR rinnovato annualmente mentre non è previsto alcun intervento in relazione all’inserimento nel mercato del lavoro e al reperimento di possibilità alloggiative che rappresentano l’ostacolo maggiore ad un reale processo  di inserimento economico e sociale.  Inoltre nessuna forma di sostegno all’integrazione è prevista per chi ottiene un permesso di protezione umanitaria o di protezione temporanea.

La legislazione non prevede alcuna politica nazionale di rimpatrio volontario e assistito.

Da una intervista con il dott. Riccardo Compagnucci del Ministero dell’Interno emerge chiaramente che :

Secondo il dott. Compagnucci , inoltre,  quegli accordi di riammissione (nei paesi di origine)  che possano definire procedure e modalità pratiche di trasporto per il rimpatrio e la riammissione sono da considerarsi uno strumento utile ai fini pratici ma non l’unico  mezzo per sostenere la politica di rientro: in fondo questi sono accordi con un marcato sapore di patti economico – commerciale fra stati.

Il dott. Compagnucci ipotizza come uno dei primi passi ,in direzione di una politica di rientro, l’aprire  delle porte su quelle fasce  di immigrati che statisticamente sono tendenti al rimpatrio. L’esempio può essere quello  degli immigrati che hanno problemi psichici: a questi, per primi, il rimpatrio  assistito può essere offerto come un’opportunità.

Il dott.Compagnucci ipotizza anche un sistema di espulsioni morbide ossia delle espulsioni obbligatorie ma non coercitive; una espulsione che  contenga in sé dei mezzi di “ convincimento” come ad esempio la possibilità della moratoria dei 5 anni  del  divieto di rientrare in Italia  ( 5 anni di divieto previsti invece dalla espulsione tradizionalmente concepita).

Sulla base della situazione esistente il Ministero dell’Interno, l’UNHCR, l’ANCI (Associazione Nazionale Comuni Italiani) hanno elaborato- lo scorso anno 2001- una strategia a livello nazionale a forte valenza istituzionale che assegna ai Comuni un ruolo centrale coinvolgendo   varie forze dell’associazionismo maggiormente impegnate nel settore.

Quindi il Programma Nazionale Asilo ( PNA) -  finanziato principalmente  sulla base dello stanziamento straordinario proveniente dal Fondo dell’Otto per mille assegnato al Ministero dell’Interno e cofinanziato dalla Commissione Europea  sulla base del Fondo Europeo per i Rifugiati per un totale di  circa 18.000.000.000 di lire- si basa sul raggiungimento di 3 obiettivi prioritari:

  1. la costituzione e la gestione di un sistema nazionale di accoglienza , di assistenza e di protezione per richiedenti asilo, profughi e rifugiati;
  2. l’adozione di misure specifiche volte a favorire l’integrazione dei rifugiati e dei profughi;
  3. la predisposizione di un meccanismo generale a livello nazionale per il rimpatrio volontario  e il reinserimento nei Paesi di origine.

In risposta all’invito pubblico sulla Gazzetta della Repubblica Italiana sono stati presentati da parte dei Comuni Italiani 128 progetti territoriali di accoglienza e assistenza di cui , dopo valutazione da parte di una Commissione appositamente costituita , sono stati approvati 114 progetti ed è stata stilata una graduatoria sulla base della quale sono stati finanziati 51 progetti.

I 51 progetti approvati offrono un totale di 1.540 posti, distribuiti in modo abbastanza omogeneo su tutto il territorio italiano andando a coprire le aree di maggiore interesse.

È indicativo ricordare che i 51 progetti sono stati cofinaziati dai Comuni per un totale di 1.540.000.000 di lire.

Queste cifre mostrano il grande interesse da parte dei Comuni , provincie e regioni nell'attivare risorse umane e finanziarie per affrontare la questione dell’accoglienza e assistenza dei richiedenti asilo e dei rifugiati in Italia.

Il programma prevede l’attivazione di diverse tipologie di accoglienza, in funzione del tipo di azioni da realizzare : 

Mentre il settore dell’accoglienza e dell’assistenza vede impegnate a fianco delle istituzioni locali numerosi ONG e Associazioni di livello nazionale ( ICS, CIR, Caritas) e locali, le misure di rimpatrio volontario e assistito e la reintegrazione nel paese di origine sono state affidate interamente all’IOM riproponendo il vecchio schema “ di divisione dei compiti” proposto in passato.

Per quanto riguarda l’aspetto finanziario solo il 7% del finanziamento complessivo va a copertura dell’attuazione dei programmi di rimpatrio all’interno del PNA

In base alle linee guida  e ai principi ispiratori del PNA il ritorno volontario intende:

Il ritorno assistito in ogni caso deve:

Il ritorno assistito non è possibile quando

Nell’ambito del PNA i soggetti beneficiari  sono:

coloro a cui sia stato negato il riconoscimento dello status di rifugiato o altra forma di protezione prevista dall’ordinamento italiano ( la misura del rimpatrio si può applicare , in via limitata e temporanea anche ad eventuali casi di stranieri  con permesso di soggiorno ancora vigente per protezione temporanea o umanitaria);

  1. coloro che hanno rinunciato alla domanda di riconoscimento dello status di rifugiato;
  2. coloro per i quali viene a cessare la protezione offerta dallo Stato italiano e non hanno altro titolo a rimanere in Italia;
  3. i rifugiati che rinunciano al loro status;
  4. i soggetti ex Convenzione di Dublino.

Anche i minori non accompagnati possono essere assistiti nel ritorno volontario ma devono necessariamente possedere un permesso di soggiorno per richiesta di asilo. Infatti nel caso in cui essi siano in possesso di permesso di soggiorno per motivi diversi ( permesso di soggiorno per minore età)la competenza non è più del Ministero dell’Interno e quindi non potranno essere assistiti mediante tale programma. La competenza appartiene al Comitato per i Minori Stranieri presso il Dipartimento Affari sociali del Ministero del lavoro e del Welfare ( vedi di seguito)

Sono inoltre potenziali assistiti tutti i richiedenti che , pur non possedendo un pds tra quelli sopra menzionati, possano provare di avere un familiare ( moglie, marito, figli, genitori) in possesso del documento previsto per l’ottenimento dell’assistenza. Questi casi sono sottoposti ad una valutazione su base singola.

L’assistenza offerta dall’IOM si sostanzia in :

A tale scopo è di primaria importanza il tracciare un accurato profilo del richiedente il ritorno assistito , valutando i bisogni dell’interessato e della sua famiglia , il livello del trauma psicofisico e del disagio nel restare nel paese ospitante , calibrando il grado di capacità decisionale dell’individuo per meglio valutare le motivazioni che spingono il richiedente a rimpatriare.

  1. Pagamento del biglietto aereo/nave;
  2. Indennità di viaggio e prima sistemazione pari a circa 200 euro a persona. Tale indennità viene corrisposta al momento della partenza dall’Italia o all’arrivo nel paese di destinazione e intende far fronte alle prime necessità materiali durante il viaggio e nelle prime settimane subito dopo l’arrivo;
  3. Assistenza IOM all’imbarco in Italia e all’arrivo;
  4. Copertura delle spese relative all’eccedenza bagaglio.

Le tipologie di reintegrazione possono essere così suddivise:

Tutte queste attività devono contribuire ad un rientro pacifico nel contesto di origine  sia a livello individuale che collettivo, debbono garantire oggettivi benefici alla popolazione locale senza generare forme di discriminazione al contrario o  alterare precari equilibri esistenti: a tal fine nei corsi di formazione  , ad esempio, l’IOM tende a promuovere la partecipazione della popolazione locale  a fianco dei beneficiari per facilitare il processo di reinserimento e limitare  possibili risentimenti nei confronti di chi , avendo avuto asilo all’estero, viene spesso considerato un privilegiato.

Completato l’intervento, si procede ad un monitoraggio, la cui  frequenza è in funzione dei costi di monitoraggio ,per verificare l’effettiva reintegrazione dei beneficiari.

Come si nota , le attività di rientro sono gestite direttamente dall’ IOM  mentre le attività di reintegrazione e a volte quelle di monitoraggio ( ove possibile)   vengono sviluppate  in collaborazione  con i programmi di reintegrazione socioeconomica già esistenti nell’area di rientro gestiti  da ONG  locali o internazionali , altre organizzazioni internazionali o amministrazioni locali.

Le difficoltà maggiori nella fase di  rientro si individuano soprattutto nel caso in cui il beneficiario del rimpatrio sia anche soggetto di un provvedimento di allontanamento o espulsione ; in questo caso  il rimpatrio deve avvenire nel più breve tempo possibile  e di accordo con le questure interessate al fine di evitare l’esecuzione del provvedimento di espulsione. A tal fine sarebbe auspicabile una formazione  adeguata dei funzionari della questura , della prefettura  e degli enti locali rispetto alle politiche e procedure del rimpatrio volontario e assistito.

A tale proposito il dott. Compagnucci del Ministero dell’Interno  sottolinea come all’interno del PNA la possibilità di un  rimpatrio assistito  viene offerta  al richiedente asilo, ospite nel centro di accoglienza  e in attesa dell’esame della domanda. È ovvio che in tale situazione, sottolinea il dott. Compagnucci, di disagio minimo e  di una certa prospettiva di integrazione in Italia , la possibilità di accettazione di un rimpatrio assistito è  molto bassa.

Donne vittime di trafficking

La tratta  organizzata di migranti , in particolare di donne e  bambini a scopo di sfruttamento anche sessuale, ha assunto negli ultimi anni proporzioni tali da destare la preoccupazione dei governi e della comunità internazionale. Anche l’Italia è interessata dal fenomeno: tra le immigrate straniere avviate alla prostituzione viene registrata una forte presenza di donne nigeriane e albanesi. Nell’ultimo anno è stata riscontrata una crescente presenza di donne rumene, moldave, ucraine, bulgare che in larga misura arrivano in Italia transitando per i paesi balcanici. Sono nella maggior parte dei casi molto giovani, spesso ingannate con promesse di matrimonio o lavoro in Italia e infine sottoposte a rigidi controlli e maltrattamenti da parte di connazionali legati alla malavita organizzata. L’Italia ha varato una legislazione  del fenomeno molto  avanzata che punta a distinguere nettamente la responsabilità dei trafficanti da quella delle vittime e credo sia l’unico paese in Europa ad aver sancito nella legge sull’immigrazione , la 286/1998, l’impegno a proteggere e integrare le donne  costrette alla prostituzione ma in senso lato tutti gli stranieri vittime di traffico, prevedendo permessi di soggiorno e percorsi di protezione sociale finanziati dallo Stato. L’art 18 della legge sull’immigrazione e l’articolo 27 del regolamento attuativo prevedono che si possa ottenere un permesso di soggiorno temporaneo rinnovabile sia  per la collaborazione con la magistratura sia senza denuncia purché venga intrapreso un percorso di protezione sociale per sottrarsi ai trafficanti. Per le donne trafficate significa la possibilità di essere inserite in un programma senza l’obbligo della denuncia.

Una legislazione all’avanguardia  che nasce dall’incontro e dal confronto tra istituzioni centrali, in particolare i Dipartimenti delle Pari Opportunità e degli Affari Sociali e le associazioni di volontariato  già impegnate a dare aiuto alle donne immigrate o a cercare di ridurre i danni della prostituzione di strada. Oggi in Italia, sui progetti di protezione sociale, lavorano tante persone per dare aiuto e sostegno alle donne vittime di tratta e la rete di solidarietà è presente in tutte le regioni e nelle principali città. Alla fine del 2000 erano circa 700 gli stranieri con un permesso di protezione sociale ex art .18.

Accanto alla opportunità di protezione e integrazione offerta da questo speciale permesso  di soggiorno si affianca l’opzione concretamente percorribile del rientro e della reintegrazione nel paese di origine per coloro che volontariamente scelgono tale possibilità. Negli ultimi anni i progetti di ritorno e di reinserimento accompagnato hanno assunto una dimensione qualitativamente e quantitativamente notevole. Anche in questo settore delle donne vittime del trafficking e che decidono di tornare a casa, attore principale è l’IOM.

L’IOM di Roma  ha realizzato , tra il 1999 e il 2001, diversi progetti finanziati  dal Ministero degli Affari Esteri italiano: in particolare  “Misure di contrasto alla tratta di esseri umani, in particolare donne e minori, da /attraverso le regioni balcanica e adriatica”,  un progetto che affronta in modo sistematico le esigenze di coordinamento regionale e cerca di colmare lacune funzionali, attraverso meccanismi di sostegno allo sviluppo di una rete transnazionale, alla pianificazione anti-tratta e al rafforzamento delle  capacità istituzionali tra interlocutori chiave n4ei paesi di destinazione , transito  e origine , comprese le ONG locali e le controparti governative; oltre a ciò il programma prevede l’organizzazione del  ritorno assistito dai paesi di destinazione ai paesi di origine e l’assistenza alla reintegrazione negli stessi. Quest’ultima  include  la definizione del piano di reintegrazione individuale della donna, assistenza medica, orientamento, interventi formativi e di accompagnamento al lavoro ( una somma di circa 1500 euro divisa in tre tranche). Questo progetto è stato rifinanziato anche per il 2002.

Nel quadro delle Azioni di sistema previste dall’art.18 della legge 286 , su iniziativa del Ministero dell’Interno italiano , finanziato dalla speciale Commissione per l’art.18 presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, l’IOM attualmente sta realizzando “l’Azione di sistema per assicurare il ritorno volontario e la reintegrazione delle vittime di tratta nei paesi di origine”.

Questo progetto si propone, in Italia, di contribuire alla diffusione di informazioni sul fenomeno della tratta e promuovere attività di raccordo con le strutture operative di riferimento. In questa fase che sono coinvolte quelle ONG e le  associazioni che si occupano di assistenza alle donne vittime di sfruttamento. Nei paesi di origine  si propone di assistere il rimpatrio volontario e il reinserimento socio lavorativo nei paesi di origine , di donne vittime di trafficking, in coordinamento con le missioni IOM  presenti sul territorio e in stretta collaborazione con ONG e associazioni locali.

A tale proposito   ICS dal maggio 2002 fino ad ottobre 2002  ( per 6 mesi) è la lead agency di un progetto pilota finanziato da OIM – Moldova. Il progetto “Reintegration of trafficked women through business plan training, training on microenterprise legislation and in-kind grants” è implementato a Chisinau e nei villaggi circostanti. Beneficiary diretti del progetto pilota sono 40 giovani donne che sono state rimpatriate  da almeno 5/6 mesi e che vivono a Chisinau o nelle vicinanze. Il gruppo di beneficiari viene selezionato in collaborazione con lo staff locale di OIM e con altre ONG. Le giovani donne scelte beneficeranno di una formazione sul business plan , sulla legislazione per l’avvio di una piccola impresa e di un piccolo in kind grant ( fino a 800 dollari). Beneficiari indiretti del progetto sono le famiglie  di origine delle donne e , a lungo termine, le comunità locali. L’obiettivo generale del progetto è quello di contribuire al lo sradicamento dello sfruttamento sul lavoro delle donne moldave e di promuovere la reintegrazione  nella comunità locale delle donne vittime di tratta. Gli obiettivi specifici sono  quello di offrire a tali donne delle competenze e conoscenze rispetto all’avvio di una micro impresa e di supportarle nello sviluppo di iniziative individuali.

Il progetto è organizzato in tre fasi per un totale di 6 mesi:

  Un’altra associazione che lavora con IOM nel campo della reintegrazione di donne e minori vittime del trafficking  è la LILA (lega italiana per la lotta contro l’AIDS)  – CEDIUS , human rights and public  health centre. La LILA è coinvolta attivamente da decenni nel campo del contrasto della  prostituzione di strada e nelle azioni di prevenzione alla diffusione dell’HIV-AIDS tra gruppi particolarmente a rischio. Insieme ad IOM   implementa un progetto “ misure di contrasto alla tratta di donne e minori nigeriani e prevenzione alla diffusione di HIV/AIDS e altre malattie sessualmente trasmissibili”  che affronta sia gli aspetti sociali che quelli sanitari del fenomeno in una prospettiva di genere. In Nigeria , in particolare, il progetto prevede una serie di attività fra cui  appunta l’assistenza al rimpatrio volontario e il reinserimento in Nigeria di donne vittime di tratta in Italia in collaborazione con Ong e associazioni di donne  operanti nei due paesi. Il reinserimento sociale delle donne in Nigeria  segue lo stesso schema adottato altrove: interventi ad hoc mirati al rientro eventuale nei nuclei familiari, pagamento  di un’indennità di prima sistemazione, inserimento in corsi professionali, avviamento al lavoro dipendente con sovvenzioni a datori di lavoro in loco, avvio di forme di lavoro autonomo in base ad una valutazione specifica caso per caso.

I Minori stranieri non accompagnati e il Comitato Minori Stranieri

L’immigrazione dei minori stranieri non accompagnati presenti in Italia  è divenuta nel giro di pochi anni un fenomeno rilevante e in crescita sul piano nazionale   con caratteristiche particolari che non trovano riscontro  ( o almeno non ancora) in altri Paesi europei.  In Italia i minori stranieri non accompagnati richiedenti asilo costituiscono una percentuale molto bassa  se non irrisoria rispetto  ai minori stranieri non accompagnati non richiedenti asilo .

Tra il luglio 2000 e il 31 gennaio 2002  sono stati segnalati al Comitato Minori Stranieri  circa 14.000 minori  dei quali  circa 7000 sono poi divenuti maggiorenni nel periodo considerato. La maggior parte provenienti dall’Albania , dal Marocco, dalla Romania e in numero crescente dalla Moldavia .

Tabella 5:   Distribuzione paesi di provenienza minori stranieri non accompagnati

Gli ancora minorenni al 31/01/02

PAESI DI PROVENIENZA

SEGNALAZIONI

%

ALBANIA

4018

50.7

MAROCCO

1379

17.4

ROMANIA

671

8.5

F . YUGOSLAVA

389

4.9

BANGLADESH

117

1.5

TURCHIA

124

1.6

ALGERIA

169

2.1

IRAQ

129

1.6

MOLDAVIA

78

1.0

CINA

63

0.8

BOSNIA E.

80

1.0

CROAZIA

57

0.7

TUNISIA

33

0.4

MACEDONIA

46

0.6

ETIOPIA

26

0.3

ALTRI

542

6.6

TOTALE

7921

100.0

Fonte: Banca Dati Minori Stranieri non accompagnati
Comitato Minori Stranieri

Mentre tutte le segnalazioni:

PAESI DI PROVENIENZA

SEGNALAZIONI

%

ALBANIA

9407

57.9

MAROCCO

1833

11.3

ROMANIA

1184

7.3

F . YUGOSLAVA

587

3.6

BANGLADESH

305

1.9

TURCHIA

287

1.8

ALGERIA

231

1.4

IRAQ

192

1.2

MOLDAVIA

179

1.1

CINA

114

0.7

BOSNIA E.

98

0.6

CROAZIA

75

0.5

TUNISIA

60

0.4

MACEDONIA

71

0.4

ETIOPIA

39

0.2

ALTRI

1577

9.7

TOTALE

16239

100.0

  Fonte: Banca Dati Minori Stranieri non accompagnati
 Comitato Minori Stranieri

Tabella 6: Distribuzione per sesso

Ancora minorenni:

SESSO

Segnalazione

%

M

6827

86.2

F

1094

13.8

TOTALE

7921

100.0

Fonte: Banca Dati Minori Stranieri non accompagnati
Comitato Minori Stranieri

Tutte le segnalazioni:

SESSO

Segnalazione

%

M

13671

84.2

F

2568

15.8

TOTALE

16239

100.0

Fonte: Banca Dati Minori Stranieri non accompagnati
Comitato Minori Stranieri

Tabella 7:Distribuzione per età

Ancora minorenni:

ETA’

Segnalazione

%

0-6

239

3.0

7-14

1242

15.7

15

966

12.2

16

1873

23.6

17

3601

45.5

TOTALE

7921

100.0

Fonte: Banca Dati Minori Stranieri non accompagnati
Comitato Minori Stranieri
Tutte le segnalazioni:

ETA’

Segnalazione

%

0-6

239

3.0

7-14

1242

15.7

15

966

12.2

16

1873

23.6

17

3601

45.5

Divenuti maggiorenni

8318

51.2

TOTALE

16239

100.0

Fonte: Banca Dati Minori Stranieri non accompagnati
Comitato Minori Stranieri

Perché questo fenomeno? E’ probabile che la relativa facilità con la quale si otteneva il permesso di soggiorno per affidamento e il divieto di espulsione del minore abbiano rappresentato significativi fattori di attrazione, una maniera per aggirare le rigide barriere imposte dalla legislazione degli altri paesi europei all’ingresso di minori stranieri non accompagnati non richiedenti asilo.

Questo fenomeno ha quindi posto l’Italia di fronte ad una necessità iniziale , quella di adottare una serie di provvedimenti giuridico- amministrativi atti  a facilitare l’accoglienza e l’integrazione. In una prima fase –1990/1998- l’estensione ai minori stranieri degli stessi istituti giuridici in uso per l’infanzia italiana abbandonata o vittima di situazioni di difficoltà e di disagio, è venuta a coprire un’inadeguatezza normativa. L’ordinamento italiano ha fatto poi propri i principi ispiratori delle Convenzioni  Internazionali: con la legge 286 ( Turco – Napolitano) l’Italia ha cercato  di adeguare la nuova normativa alle nuove esigenze. La collocazione del minore in un luogo sicuro, il rilascio di un permesso di soggiorno, la tutela , la ricerca dei familiari, il monitoraggio della situazione socio economica di origine ( dove possibile), l’affidamento , l’eventuale adozione, la formulazione di un programma di inserimento educativo – professionale hanno rappresentato alcuni passaggi , se pur non sempre consequenziali, di un lungo iter procedurale in lenta evoluzione.

L’emergenza non è solo numerica ma è un’emergenza in grado di suscitare complesse riflessioni etiche e di richiedere l’assunzione di precise responsabilità da parte dello Stato ospite  nel momento in cui  questo  si deve porre l’obiettivo di conseguire il   “supremo interesse  del minore” assicurandogli un sano sviluppo e garantendone i diritti fondamentali. Il benessere significa stabilità ma anche realizzazione delle potenzialità , compito assai delicato quando il minore è un soggetto migrante , esposto a rischi e lontano da quell’ambiente socio familiare  di riferimento che , se sano, potrebbe contribuire più di ogni altro ad assicurare il suo benessere e sviluppo ( il benessere è una condizione soggettiva  che non sempre ha una correlazione diretta  con le condizioni materiali  e sociali cui il soggetto ha accesso).

Un caso tipo , rispetto alla migrazione minorile dall’Albania, può essere così descritto: un ragazzo do età  compresa tra i 16 e i 18 anni , proveniente da una famiglia povera, che ha concluso la scuola dell’obbligo ma che non ha più voluto proseguire gli studi , perlopiù residente in un villaggio oppure emigrato in città insieme alla famiglia originariamente proveniente da un villaggio. I suoi genitori hanno condiviso l’idea che la scuola non abbia più alcun valore ed hanno avallato la sua aspettativa di trovare una vita migliore in Italia una volta conclusa la scuola dell’obbligo. Attorno a lui latri cittadini albanesi sono partiti per l’Italia e mandano alle loro famiglie denaro che consente loro di vivere abbastanza agiatamente per cui l’intera famiglia ha accettato di indebitarsi per pagare il viaggio.

La migrazione dei minori non accompagnati rappresenta per le modalità con le quali essa avviene- lontananza dai familiari, esposizione alla devianza, esposizione al pericolo, rischio di emarginazione e di sfruttamento – un’esperienza di separazione o d’interruzione del rapporto di continuità nell’appartenenza ad un luogo o ad una comunità. Il viaggio assume quindi le connotazioni di un salto nel buio, spesso senza disporre di misure di salvaguardia e di protezione.

Nel 1999 c’è stato  un cambiamento di rotta: è stato istituito il Comitato per i  Minori Stranieri  ( un comitato interministeriale)presso il Dipartimento Affari Sociali come primo passo per uscire da quella dimensione di emergenza  e per   cercare di garantire una gestione equa , stabile ed equilibrata del fenomeno. Il Comitato, in conformità alle indicazioni dell’ONU ha scelto di considerare il ricongiungimento familiare nel contesto di origine del minore come uno tra i principali interventi da adottare nel fronteggiare il fenomeno migratorio minorile e di considerare come “ supremo interesse del fanciullo” quello di crescere nella propria famiglia e nel proprio contesto socio culturale e affettivo.

Nonostante ci sia un sostanziale accordo internazionale nel ritenere che il supremo interesse del minore possa essere meglio garantito attraverso il conseguimento dell’unità familiare ed operare perciò in vista di un ricongiungimento del minore al proprio nucleo di origine , la realizzazione di tale obiettivo diventa un compito che – dato il numero di minori in Italia e date le modalità con cui il rientro in patria deve avvenire- non è di sempre facile esecuzione soprattutto laddove la collaborazione dei Paesi di origine del minore è scarsa o inesistente.

In Italia i minori albanesi sono il gruppo numericamente più consistente ed essendo la regione balcanica è da tempo al centro dei programmi della Cooperazione Italiana e dello stesso Dipartimento Affari Sociali  il ricongiungimento familiare nel contesto di origine viene considerato un valido strumento operativo. Il 1998 vede un grosso impegno finanziario  del Dipartimento Affari Sociali  in Albania attraverso la realizzazione di una serie di progetti di natura sociale in cui sono coinvolte un numero non trascurabile di ONG italiane

E in questo senso possono essere interpretate le recenti scelte adottate dal Dipartimento Affari sociali  e in particolare la definizione dei compiti e delle competenze specifiche del Comitato Minori Stranieri  con il regolamento di attuazione del 1999.  Tali scelte segnalano la necessità di un organo centrale   che regoli una materia così complessa e delicata  dove  non è possibile concedere troppo spazio alla discrezionalità dei vari settori istituzionali coinvolti.

Nel novembre del 2000, il Ministero dell’Interno emana una circolare con la quale si modifica in maniera sostanziale la legislazione che regola il fenomeno.

Fino a questa data ogni minore straniero non accompagnato che arriva in Italia viene  quindi messo in luogo sicuro , generalmente in un centro di accoglienza o in dimore private di connazionali, viene  nominato un tutore ( a volte anche il sindaco della città di residenza del minore) e viene  rilasciato al minore un permesso di soggiorno “ per affidamento”  il quale permesso di soggiorno permette al minore di andare a scuola, lavorare o seguire corsi di formazione e allo scadere della minore età può essere convertito in permesso di soggiorno per motivi di lavoro , studio o altro.

Con questa circolare si invitano le questure a rilasciare ai minori non accompagnati- in assenza di condizioni ostative- esclusivamente permessi di soggiorno per minore età., permesso che non permette ai minori di studiare , lavorare seguire corsi di formazione allo scadere del quale non è convertibile in altro tipo di permesso di soggiorno.

Nel l’aprile 2001 viene emanata un’altra circolare la quale ribadisce quanto in precedenza formulato e riconosce al Comitato Minori Stranieri un ruolo prioritario ai fini della definizione della futura permanenza del minore in Italia . Quindi ai minori viene rilasciato un pds per minore età in attesa che il Comitato Minori Stranieri provveda a verificare se si tratta realmente di minore non accompagnato e ad avviare le indagini familiari nel Paese di origine per accertare la possibilità di un ricongiungimento familiare dopo aver sentito e il minore e il Tribunale per i minorenni circa eventuali provvedimenti giurisdizionali a carico dello stesso , tali da impedirne il rimpatrio.

La circolare prevede inoltre che nell’ipotesi in cui il rimpatrio non fosse realizzabile, qualsiasi valutazione in ordine ad una permanenza più duratura del minore sul territorio nazionale spetta unicamente al Comitato che , dopo aver esaminato tutta la documentazione in suo possesso potrà formulare le raccomandazioni  ai servizi sociali territorialmente competenti per l’affidamento dei minori.

Tale circolare intende sottolineare  la provvisorietà dello status del minore in Italia e la necessità di individuare in tempi brevi un percorso che sia rispettoso dell’interesse del minore; attribuisce ad un organo centrale e competente il compito di valutare l’opportunità della permanenza del minore nel contesto ospite e di legittimare la conversione del pds per minore età in altro permesso di soggiorno al raggiungimento della maggiore età.

Le fattispecie di minori stranieri di competenza del Comitato sono due:

  1. Minori stranieri non accompagnati (definizione dell’UNHCR del 1997 e definizione del Consiglio dell’Unione Europea del 1997) ovvero minori entrati illegalmente nel territorio dello Stato italiano non aventi cittadinanza italiana o di altri Stati dell’Unione Europea e che non hanno presentato domanda di asilo e che si trovano in Italia privi di assistenza e rappresentanza da parte dei genitori o di altri adulti per loro responsabili in base alle leggi vigenti nell’ordinamento italiano.
  2. Minori Stranieri non accompagnati accolti temporaneamente nel territorio dello Stato  ovvero minori autorizzati a soggiornare temporaneamente in Italia nell’ambito di programmi solidaristici di accoglienza temporanea.

I compiti del Comitato sono:

Da una valutazione fatta dal dott. Scarpelli del Comitato Minori Stranieri emergono alcuni aspetti positivi  e negativi rispetto al lavoro portato avanti dal Comitato stesso. Il censimento dei minori stranieri non accompagnati presenti sul territorio italiano ha fatto sicuramente chiarezza sul fenomeno  facendo emergere dati certi sui quali iniziare ad elaborare una politica. Gli interventi di tutela dei minori   hanno coinvolto anche realtà legate alla cooperazione internazionale nei paesi di origine permettendo quindi l’avvio di un processo parallelo mirato alla diffusione di informazioni dettagliate e aggiornate  fra gli operatori che si occupano di accoglienza in Italia e quelli che si occupano di  sviluppo socio economico in loco. I punti critici emersi sono invece legati alla operatività del Comitato stesso che necessiterebbe di un potenziamento della loro struttura. Inoltre la mancanza di una legge organica in materia genera  una forte confusione e incomprensione dei ruoli degli attori coinvolti nella gestione del fenomeno. Da ciò emerge con  forza la necessità di linee giuda chiare e puntuali che regolino   il fenomeno dei minori non accompagnati in Italia.

Nella realizzazione delle indagini familiari e nella realizzazione del rientro e della reintegrazione il Comitato si avvale, da tempo, del supporto del Servizio Sociale Internazionale: la sezione italiana del SSI ha stipulato una Convenzione con Dipartimento nel 1998 e attraverso una propria delegazione con sede a Tirana ha fornito assistenza ai minori espulsi o rientrati consenzienti. Il programma del SSI rispetto alla fase di reintegrazione si stanzia in una fase di temporaneo sostegno economico durante la quale è prevista un’attività formativa specifica e un contemporaneo o successivo apprendistato del minore presso qualche realtà imprenditoriale del Paese che si dimostri sensibile allo scopo, creando così le premesse per un’eventuale assunzione o per l’avvio di un’autonoma attività professionale,

La collaborazione d’ICS con il Comitato è invece abbastanza recente: ha preso l’avvio nel maggio 2001 un Programma per l’assistenza ai minori stranieri non accompagnati presenti sul territorio italiano e provenienti dall’area balcanica e l’eventuale rimpatrio assistito per il reinserimento familiare, sociale e lavorativo nel paese d’origine la cui scadenza è prevista per il marzo 2003.

Solo una breve nota per ricordare che anche altre cinque ONG italiane: AIBI, CEFA, ENGIM, VIS e AVSI stanno attualmente lavorando sulle attività d’indagine e di rimpatrio assistito dei minori albanesi. La presenza di Ong attive nel settore della cooperazione internazionale e quindi l’ottima conoscenza che queste hanno dei paesi d’origine, la possibilità di mettere in rete risorse e progetti di sviluppo già avviati è importante sia per la creazione di un legame fra il “lì” (paesi di origine) e il “ qui” (paesi di destinazione in questo caso l’Italia) che per la stessa riuscita dei progetti di reintegrazione socio economica dei minori.

Nel progetto d’ICS sono previste una serie di attività:

  1. organizzazione delle indagini familiari: su segnalazione del Comitato vengono effettuate delle indagini familiari nei paesi di origine con l’obiettivo di verificare l’esattezza dei dati anagrafici segnalati, la situazione sociale della famiglia di origine, la situazione generale del luogo di origine, la possibilità /opportunità del rientro rispetto alle condizioni oggettive e soggettive della famiglia. Queste indagini vengono effettuate dagli operatori degli uffici Ics nei paesi di origine e i cui risultati vengono inviati, tramite relazione scritta al Comitato.
  2. Organizzazione del rimpatrio assistito: su richiesta del Comitato, Ics organizza il ricongiungimento del minore con i propri familiari nel paese di origine.

Una piccola nota metodologica: dopo aver ricevuto da Comitato la notifica del provvedimento di rimpatrio, un operatore ICS incontra il minore.

Tale incontro deve servire:

Se il minore non accetta di rientrare nel paese di origine e quindi non accetta il progetto di reintegrazione, per legge può rimanere in Italia dove al compimento della maggiore età – avendo un permesso di soggiorno per minore età- diviene irregolare e quindi soggetto ad espulsione.

Non c’è nessuno utilizzo della forza pubblica ( polizia) in tutto questo procedimento coordinato da ICS.

Dall’inizio del progetto hanno accettato di rientrare fino a d’ora:

Le difficoltà incontrate nella realizzazione dei rimpatri hanno evidenziato una forte diffidenza verso il progetto di reinserimento. In particolare i minori incontrati hanno, nei confronti dei rientri, delle prevenzioni che portano a vivere tale proposta come imposizione. Il progetto, come è stato impostato inizialmente, non riesce a vincere le forti prevenzioni che i ragazzi hanno nei confronti del loro paese. Visioni pregiudiziali anche da parte di chi è in contatto giornalmente con i minori, avvallando in un certo senso quel punto di vista per cui “ è meglio restare in Italia, a qualunque condizione, piuttosto che tornare a casa dove non c’è nulla” Manca l’idea che, rientrando, sia possibile realizzare un percorso sia incida sulle motivazioni che hanno spinto all’emigrazione. Di conseguenza la reazione al progetto è prevalentemente di rifiuto e di fuga.

La riflessione si è quindi spostata sulla